(Il Vangelo secondo Giovanni – La Sacra Bibbia – Cap. 21, 24-25 – Ed. Paoline, 1968)
18. Epilogo…
Gv 21, 24-25:
E’ lui il discepolo che attesta queste cose e le ha scritte e noi sappiamo che la sua testimonianza è verace.
Ci sono molte altre cose fatte da Gesù, le quali, se fossero scritte ad una ad una, non so se il mondo stesso potrebbe contenere i libri che si dovrebbero scrivere.
Siamo arrivati alla fine di questo nostro commento, da catecumeno, anzi da ‘uomo della strada’ finchè volete, ma ‘raziocinante’.
Noi siamo convinti che l’essere raziocinanti sia un pregio, un titolo di merito perché – secondo l’idea che ce ne siamo fatta – l’essere raziocinanti significa essere intelligenti.
Ed essere intelligenti significa capire.
Ma – nelle cose dello spirito – cosa c’è da capire se non stare a sentire gente come il grande Giovanni e il piccolo Giovanni che a loro volta le cose non han cercato di capirle ma solo di ‘sentirle’?
Mi rendo conto, ora, che - nel mio caso – l’esser stato ‘raziocinante’ è stato un difetto del pensiero, non una virtù.
Il ‘raziocinare’ è spesso un modo di arzigogolare, di cavillare, di trovare argomenti cosiddetti razionali, o che soprattutto ne abbiano la parvenza, per rendere più accettabile una realtà spirituale alla quale nonostante tutto non riusciamo ad adattarci nel nostro inconscio, anche se, nel nostro conscio, ci diciamo che – di ‘non credere’ – non se ne parla nemmeno, perché, come si fa a non credere a Dio che certe cose nei Vangeli – attraverso Gesù – ce le ha dette di persona?
In questo libro ho ad esempio impiegato quattro capitoli – dal dodicesimo al quindicesimo – per convincermi veramente, anche se io mi dicevo che non poteva essere altrimenti, che la risurrezione di Gesù, e più ancora la risurrezione della carne erano una ‘realtà’.
Per la Resurrezione di Gesù mi ha convinto quel ragionamento di San Paolo in quella sua lettera ai Corinti.
Per la Resurrezione della carne è stato…il Gesù della Valtorta, perché al suo ragionare, che non è certo un ‘raziocinare’, proprio non si può dir di no.
Questo del mio ‘raziocinare’ e di non sapermi abbandonare – ve lo confesso, ma ormai lo avrete capito da questi tre volumi – è uno dei miei limiti.
Figuratevi i limiti che avreste scoperto se aveste letto anche gli altri miei libri.
Nel primo parlavo un po’ di tutto: chi siamo, dove andiamo, la vita, la morte, la creazione dell’universo, la creazione del primo uomo, il peccato psico-somatico: cioè quello originale, l’evoluzionismo, come è fatta l’anima, lo spiritismo, la reincarnazione, un pizzico di ‘demonologia’ e vi lascio immaginare il resto: 133 capitoli di cui l’ultimo – l’Epilogo – è stato una sorpresa anche per me.
Meno male che ogni volta che – capitolo per capitolo – io ‘raziocinavo’ interveniva quella mia Luce a riportarmi alla realtà con quel suo caratteristico ‘ragionare’.
Nel secondo libro parlavo di ‘ascesi laicale’, in pratica di ‘dolore’, ridendo e scherzando, d’accordo, ma erano pur sempre ascesi e dolore.
Nel terzo scrivevo sull’Apocalisse: roba da non credere. Me lo sto chiedendo ancora adesso, chi è che le ha scritte quelle cose…
Nel quarto e quinto…, beh, questi mi auguro li abbiate letti, se state ora leggendo il sesto.
Il settimo…ah, dimenticavo, il settimo libro lo devo ancora scrivere.
E’ ancora un debito, per ora, magari con Matteo e altri due.
Per ora è solo una vaga idea in testa, come un sussurro…vedremo.
In questo campo bisogna proprio scrivere solo una cosa alla volta, perché del doman non v’è certezza, e perché altrimenti ti si affollano nella testa un sacco di idee di quella mia testa di destra e di sinistra di cui, nel primo dei miei libri e più ancora nel secondo, vi avevo tanto parlato spiegandovi che io a volte venivo a trovarmi proprio nel mezzo.
Insomma, non si sa mai…
Luce:
Ed eccoci qui giunti alla conclusione.
Giovanni dichiara che l’estensore di questo vangelo è proprio lui e che la sua testimonianza non può essere messa in dubbio, e che le cose che egli ha raccontato non sono che una minima parte di quelle che in realtà sono accadute.
E’ dunque terminato il nostro piccolo ‘vangelo’.
Servirà per te e per quelli come te, e anche a te dico: ‘Pasci i miei agnelli’.
La mia Pace sia con te.